Il Risveglio Pentecostale

Il Risveglio Evangelico Pentecostale in Italia possiede delle caratteristiche sue proprie, quasi totalmente differenti da quelle di altre nazioni, infatti mentre in diverse parti del mondo e perfino nei paesi latini come Francia, Spagna, Portogallo, e nazioni del centro e del sud America, è stato in generale il risultato della fedele testimonianza di Missionari ed Evangelisti di estrazione Anglosassone, nel caso dell’Italia è stato fin dal principio un risveglio totalmente indigeno.

Verso la fine del 1908 (Ottobre – Novembre) Giacomo Lombardi sentì nel suo cuore il grande desiderio di evangelizzare la nostra nazione. Giunse in Italia e andò a ricercare un suo amico d’infanzia che abitava a Roma. Ben presto si formò un piccolo nucleo di credenti che due anni dopo si costituì in comunità Cristiana Evangelica. Con questo semplice metodo Apostolico e con una diffusione spontanea senza alcuna forma organizzata di evangelizzazione molto simile a quella dei primi Apostoli in poco tempo si formarono diverse comunità in Italia. Per dare un’idea di questa diffusione evangelica basti ricordare che nel 1910 esistevano in Italia soltanto quattro comunità pentecostali. Nei dieci anni successivi erano salite a quattordici, e bisogna considerare anche la stasi prodotta dalla prima guerra mondiale (1915 – 18). Nel 1930 esistevano in Italia ben 148 chiese e gruppi e perfino nei dieci anni successivi che includono cinque anni della durissima persecuzione contro il Movimento Pentecostale, se ne aggiunsero altre venticinque.
Il segreto di questa diffusione spontanea ha soltanto una spiegazione: l’opera potente dello Spirito Santo che rende efficace l’annuncio dell’Evangelo, convince gli individui e li conduce a una genuina conversione.
 La prima chiesa pentecostale della Campania sorse a Sacco, in provincia di Salerno, nel 1922. L’Evangelo vi giunse attraverso la testimonianza del fratello Consoli che si era convertito qualche anno prima a Matera, dove uno degli anziani era il fratello Alessio Festa. Nel Dicembre del 1921, il fratello Festa, dietro esplicito invito, si recò a Sacco e per oltre un mese tenne dei culti nell’abitazione della famiglia Consoli. Costituito un primo nucleo di fedeli, nel Gennaio del 1922, i fratelli Fioravante Consoli, Francesco Consoli più un altro credente, ricevettero il battesimo per immersione dal fratello Festa.
Una volta partito il fratello Festa, la nascente comunità di Sacco, per tutto il periodo primaverile, venne curata da due missionari canadesi di cui conosciamo appena i nomi: fratelli Oronzo ed Eustachio. In estate la comunità ricevette la visita della sorella Paretti e del fratello Strappaveccia, “diaconessa” ed anziano della chiesa di Roma. È al periodo della loro permanenza a Sacco, che data la più importante testimonianza scritta conservatasi sulla storia del risveglio pentecostale in Campania.
 “La sera del 26 Giugno” del 1922, infatti, “la gente se ne andò alle proprie case mentre alcuni rimasero a pregare e, verso le 22:30 e le 23, Il Signore prese sotto potenza la sorella di Fioravante e cominciò a balbettare e parlava un nuovo linguaggio; la sorella Paretti era molto contenta; e glorificavano Iddio e pregavano il Signore, anche il fratellino minore e Fioravante e, anche un suo compagno e ancora un’altra giovinetta e, in questo frattempo, cominciò anche Fioravante; il Signore lo prese sotto potenza e gli fece parlare un nuovo linguaggio secondo che lo Spirito gli dava da parlare. La madre del Consoli incominciò a spaventarsi e andava attorno ai suoi figliuoli che glorificavano Iddio. La sorella Paretti gli disse che cercasse il Signore che voleva salvare”. Si tratta dell’unica, miracolosa testimonianza che abbiamo sui primi battesimi di Spirito Santo in Campania.
 
Nei giorni seguenti, con la partenza degli anziani di Roma, il culto continuò ad essere guidato dai missionari canadesi, finché nel mese di Luglio del 1922, la conduzione spirituale delle anime di Sacco venne definitivamente affidata al fratello Consoli. Nonostante continue provocazioni ed opposizioni, questi, servì il Signore con impegno e consacrazione sino a quando, per ragioni familiari, nel 1923, fu costretto ad emigrare negli Stati Uniti d’America, lasciando la responsabilità della chiesa al fratello Monaco. Ad oggi, a Sacco esiste ancora una comunità.
 Il Risveglio Pentecostale toccò la città di Caserta negli anni ‘20, quando a Ercoli, un paesino della provincia, si formò un gruppetto di credenti per l’opera di evangelizzazione di Aurelio Pagano. A dire il vero, da alcune testimonianze orali dei fratelli più anziani, sembrerebbe che la Buona Novella fosse stata annunciata già dal 1924 – 25 quando il fratello De Matteis, rientrato dagli USA, parlò del Signore ai suoi parenti. Successivamente col matrimonio tra sua figlia, sorella Maria Giovanna De Matteis e il fratello Aurelio Pagano, la responsabilità spirituale dei fedeli di Ercoli passò a quest’ultimo, il quale a partire dal 1928 poi, la condivise col fratello Fioravante Consoli. Il fratello Consoli, infatti, era legato al De Matteis da un fraterno rapporto di amicizia nato anni prima, quando entrambi frequentavano la chiesa di emigranti italiani del fratello Francescon a Chicago. Ignari di quello che sarebbe accaduto di lì a poco, i fratelli Consoli e Pagano, spinti dalla necessità di avere un luogo di ritrovo più consono, acquistarono a Casagiove un locale di culto per i fedeli della chiesa di Ercoli. Ma una grande prova stava per abbattersi sulla nascente chiesa pentecostale italiana. Era il 1930 infatti e il Gran Consiglio Fascista prima istituiva l’O.V.R.A, una sorta di polizia segreta del regime che spiava la vita di tutti i cittadini italiani presunti antifascisti e dopo, nel 1935, varava l’ignominiosa circolare Buffarini – Guidi, con la quale il culto pentecostale veniva dichiarato nocivo all’integrità della razza e quindi vietato. In breve tempo si passò da un clima d’insofferenza e intolleranza, a una vera e propria persecuzione fisica dei fratelli, con incarcerazioni e chiusure di locali di culto. Dagli inizi degli anni ‘30 e per quasi un ventennio fino al 1952 almeno, i fedeli di quella che ormai era diventata la chiesa di Casagiove – Caserta, preferendo “ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”, restarono fedeli al Signore tenendo culti clandestini nelle proprie case e in special modo in quella della famiglia Consoli. Il pericolo era grande. Essere condannati al confino di polizia significava, non soltanto la solitudine e i maltrattamenti fisici, ma anche la fine di qualsiasi sostentamento economico per la famiglia e i cari di chi se lo vedeva assegnare. Come accadde ai fratelli Pagano e Anastasio che con la condanna al confino furono obbligati ad abbandonare le loro attività commerciali e quindi concretamente ridotti sul lastrico. Dio, però, non aveva abbandonato il Suo popolo e anzi, in questi anni difficili, la testimonianza pentecostale in provincia di Caserta anziché regredire sotto l’urto pressante della persecuzione, progredì miracolosamente. Verso la fine degli anni ‘30 e l’inizio degli anni ‘40, infatti, soprattutto ad operadel ministerio del fratello Consoli, perché il fratello Pagano si era ormai trasferito a Napoli, non solo la chiesa di Caserta crebbe nel numero dei credenti, ma l’Evangelo della Grazia raggiunse anche i numerosi comuni limitrofi: Castel di Sasso, S. Maria a Vico, Marcianise, Piedimonte Matese, Caivano, Cardito, Afragola, Frattamaggiore, Casoria, Riardo. Proprio alla nascente comunità di Riardo è legata una preziosissima vicenda che risultò poi decisiva per le sorti dell’intera chiesa Pentecostale italiana. Il 7 Novembre del 1952, infatti, mentre tenevano il solito culto clandestino in casa dal fratello Antonio Masiello, il fratello Consoli ed altri 7 fratelli furono arrestati dalla polizia. Mario Scelba, Ministro degli Interni dell’epoca, “non si accorse” che la Buffarini – Guidi era in contrasto con lo spirito democratico della costituzione e continuò tacitamente a considerarla in vigore. Ma il Signore è buono e così i credenti di Riardo e il fratello Consoli, che erano difesi dall’avvocato Rosa Pepe, furono assolti sia dalla pretura di Teano che dalla corte di Cassazione. Particolarmente prezioso fu l’intervento che, a chiusura del processo, volle fare il supremo giudice di Cassazione, il quale, dopo aver raccontato che da bambino aveva avuto una “tata” di fede evangelica che frequentava la comunità di Roma, affermò: “ Se tutti gli evangelici sono come quella donna, allora ben venga la riapertura di ogni locale finora chiuso e la libertà di culto”. Inserendosi nella tenace lotta che per mezzo del fratello Gorietti le chiese italiane stavano conducendo per ottenere giustizia, quella sentenza era destinata a fare giurisprudenza. Nel suo testo sulla storia del Movimento, “E mi sarete testimoni”, il fratello Toppi la ricorda come la prima risposta divina all’incessante richiesta di libertà della chiesa pentecostale italiana. Una risposta potente che venne ad una chiesa campana e che anticipava la definitiva abrogazione della Buffarini – Guidi nel 1955. Le benedizioni di Dio per la chiesa di Caserta – Casagiove continuarono abbondanti, tanto che nel 1958, grazie ad un’offerta che Alessandro, fratello in carne del fratello Fioravante Consoli, inviò da New York e a cui fu aggiunta un ulteriore somma, si provvide ad acquistare un nuovo locale di culto nella via più importante della città, il centralissimo Corso Trieste. Questo nuovo locale, tra gli anni ‘60 e ‘70, ospitò centinaia di culti di risveglio e decine di culti generali delle chiese della provincia, diventando la comunità di Caserta in quel periodo un vero e proprio “raccordo geografico – spirituale” del movimento pentecostale campano. Nel 1987, dopo una vita spesa al servizio del Signore Gesù Cristo, il fratello Fioravante Consoli veniva promosso in gloria e la cura pastorale della chiesa affidata al fratello Narducci. Oggi invece, per quella “benignità che il Signore riversa fin sulla millesima generazione” dei suoi servi, la cura spirituale dei credenti di Caserta è affidata al ministerio del nipote del fratello Consoli, il fratello Silvano Masullo.
L’opera pentecostale a Napoli è strettamente legata al nome di Salvatore Anastasio, il quale fu il primo napoletano a convertirsi all’Evangelo e ad essere battezzato nello Spirito Santo. Tutto ebbe inizio nel 1933, quando Anastasio ricevette la testimonianza dal fratello Umberto Gorietti. Infatti, questo ultimo assieme al fratello Aurelio Pagano decisero di adoperarsi per avviare un’opera di evangelizzazione nel napoletano. Le prime difficoltà che incontrarono furono legate alle radicate tradizioni religiose e le superstizioni napoletane, questo sembrava rendere vano ogni loro sforzo. Nonostante ciò questi fratelli non si scoraggiarono di testimoniare di Cristo ad un gruppo di artigiani tra i quali c’era Salvatore Anastasio, per il quale Gorietti svolgeva la rappresentanza da calzature da donna a Roma. In un primo momento Anastasio non voleva ascoltare legato com’era ai piaceri della vita. L’anno 1933 fu quello della svolta, l’anno della Grazia per Salvatore Anastasio. La fede di Gorietti fu notevole e perseverante, infatti, in una sera d’inverno aspettò il suo amico fuori da un teatro e quando questi gli pronuncio quelle parole: “Sono venuto per salutarti e per parlarti l’ultima volta da parte di Dio; dopo sarai libero di fare ciò che vuoi”. Per Anastasio fu un fatto sconvolgente da quel momento nacque in lui il desiderio delle cose di Dio. Con una bicicletta si recava nella comunità di Caserta per ascoltare la Parola di Dio, in seguito in una riunione clandestina tenuta a Cardito in un casolare, presieduta dal fratello Tammaro, Anastasio sentì qualcuno invocare il Sangue di Gesù, quell’espressione gli risuonava blasfema, ma pregò in questo modo: “Se invocare il sangue di Cristo è peccato, perdonami Signore, se invece è potenza salvifica e purificante, fallo ora salvami”, in seguito testimoniò di quella esperienza: “Non ricordo per quanto tempo sono stato in ginocchio e con la faccia a terra, ero entrato con il mio bel vestito pulito ma con un cuore sporco dal peccato, quando mi sono rialzato da terra avevo il vestito sporco ma un cuore purificato dal sangue di Gesù”. In seguito il fratello Fioravanti Consoli uno dei pionieri del movimento pentecostale campano della zona di Caserta battezzò in acqua Anastasio e D’Alessandro. Dopo la sua conversione testimoniò alla sua grande famiglia, ed ebbe la gioia di vedere diversi di loro aprire il cuore al Signore. Infatti, si convertirono la mamma di Salvatore, le sorelle Giovanna e Vincenza, il fratello Carmine e la cognata Assunta Ferrara. In seguito, il Signore fece breccia anche nel cuore di Pasquale Melluso e Pasquale D’Alessandro, rispettivamente i mariti di Giovanna e Vincenza. Fu così che nacque il primo nucleo di credenti nel napoletano, l’amore di Dio raggiunse i cuori di Giuseppe Scarallo ed Assunta Melluso sorella di Pasquale. Le sorelle Giovanna Anastasio e Assunta Melluso dopo essere uscite dalle acque battesimali furono riempite di Spirito Santo, furono giorni di grande benedizione spirituale. Nel frattempo, nel rione Sanità iniziavano i primi risentimenti per quei credenti che chiamavano “protestanti”. Non mancavano parole di scherno ma Dio consolava con la sua benedizione. Le prime riunioni si tenevano di casa in casa ed un grande risveglio si manifestò specialmente nel rione Sanità. Il numero dei credenti cresceva e così nacque l’esigenza di fittare un locale di culto dove si tenevano riunioni di culto pubbliche. Dopo due anni furono costretti a trasferirsi in un altro locale sempre in affitto avendo modo di testimoniare anche in quest’altro rione. L’opera crebbe e Salvatore Anastasio nel 1935 fu nominato pastore della nascente comunità di Napoli. Nello stesso anno precisamente nel 27 Maggio il locale di culto di via Costantinopoli, 89, venne chiuso per il divieto delle autorità. Cominciava così la persecuzione nella città di Napoli nei confronti dei pentecostali, che sarebbe durata fino al 1944. Durante questo periodo di persecuzione e per l’appunto nel Dicembre del 1941 Salvatore Anastasio ed Aurelio Pagano vennero denunciati all’autorità giudiziaria ed attesero nel carcere di Poggioreale, il provvedimento esecutivo e disciplinare che avrebbe definito la loro condanna. Anastasio fu imputato di essere il capo della setta dei “tremolanti”, fu arrestato e trascorse tre mesi nel carcere, nei quali sperimentò la solitudine e la sofferenza ma non perse la speranza in Cristo Gesù il Signore. In quei momenti si rivelarono importanti il supporto e l’aiuto di suo fratello Carmine e il primo dei suoi nipote Alfonso Melluso i quali fecero visita a Salvatore nel luogo di detenzione. Inoltre in seguito ad una delibera della commissione provinciale di Napoli, stabilita durante la seduta del 30 Gennaio 1942 Salvatore Anastasio venne condannato al confino di polizia per due anni, da scontare a Bracigliano, in provincia di Salerno. Furono momenti difficili e per la famiglia Anastasio e per l’intero nucleo di credenti che però di nascosto continuarono a riunirsi e a ricercare le benedizioni del Signore, proprio in quei giorni ci furono diversi battesimi in Spirito Santo. Il 13 Maggio 1942 la commissione d’appello ridusse di un anno la pena che era stata inflitta a Salvatore Anastasio perché sofferente d’asma e la sua attività commerciale aveva cessato di esistere. Rientrato a Napoli, Salvatore prima di ogni altra cosa decise di riprendere la conduzione della comunità tenendo dei culti anche nella propria abitazione. Fu proprio in una di quelle riunioni, nella sua casa, che un fratello proveniente da Matera, Vincenzo Vitulli fece patto in acqua col Signore testimoniando della fede in Cristo. Nel 1943 i fratelli si riunirono in un locale di culto che in realtà era un vecchio ricovero, lì centinaia di persone glorificavano Dio e ricevevano le sue preziose benedizioni, questo si trovava in San Giovanni Carbonara dove continuarono a riunirsi fino agli anni ‘50. Nel 1949 l’amministratore del palazzo di via San Giovanni a Carbonara, presentò una richiesta ai responsabili della comunità, attraverso la quale si richiedeva l’eliminazione dei culti infrasettimanali per le lamentele ricevute dai condomini. I fratelli del consiglio di chiesa, concordi col fratello Anastasio decisero di raccogliere delle offerte per l’acquisto di un terreno, cosa che avvenne dopo poco tempo, precisamente a Materdei. Nel frattempo abbandonarono il sottoscala di San Giovanni a Carbonara e si trasferirono sul ponte della Sanità, in Corso Amedeo di Savoia, in un ex convento preso in fitto dalla famiglia Melluso. Quello stabile era residenza della numerosa famiglia di Pasquale Melluso, oltre al fatto che fungeva da luogo di lavoro per la fabbrica di scarpe di Melluso. Il fratello Pasquale sentì nel cuore di mettere a disposizione il corridoio dello stabile lungo 50 mt e largo 3 mt. Durante il giorno era adibito a fabbrica di calzature mentre la sera si riunivano più di 150 tra fratelli e sorelle per offrire il culto al Signore. In quegli anni il fratello Anastasio assieme al consiglio di chiesa si adoperarono per la costruzione di un locale che fosse dedicato esclusivamente alle riunioni di culto. Il problema fu come trovare i fondi necessari per la costruzione della comunità. A quel tempo Salvatore era titolare di un esercizio commerciale, ovvero un negozio di scarpe. La nota casa cinematografica americana “Metro Goldwin Mayer”, in collaborazione con la compagnia aerea olandese “KLM”, indisse un concorso che avrebbe premiato la migliore vetrina commerciale d’Italia. Il premio consisteva in un soggiorno gratuito negli Stati Uniti. Anastasio pensò che fosse l’occasione giusta e si adoperò perché la sua vetrina fosse addobbata nel miglior modo possibile, così vinse il primo premio. S’imbarco per l’America convinto di riuscire a raccogliere tra i fratelli, la cifra necessaria per la costruzione dell’edificio a Materdei. Dopo aver raccolto ben 4 milioni di lire dovette far ritorno in Italia a causa della sua non buona condizione di salute, la cifra non era sufficiente per la costruzione dell’edificio. Fu così che fu contattata una società di costruzioni, che si impegno a costruire un edificio di 7 piani di cui, la vasta sala a pianterreno ed un appartamento al primo piano, sarebbero state la parte che spettava alla comunità di Napoli. I lavori si terminarono nel 1955 e nello stesso anno ci fu la dedicazione del locale di culto. In quel periodo furono molti i fratelli membri della comunità che si disponevano per testimoniare in tutta la provincia, infatti, la comunità di Napoli può essere considerata la base dalla quale tantissimi fratelli si attivarono per l’evangelizzazione e la diffusione del messaggio di salvezza in Cristo su tutto il territorio di Napoli e provincia. Nel 1977 Anastasio si dimise dall’incarico di pastore e fu eletto al suo posto il fratello Daniele Melluso che per diversi anni era stato un suo stretto collaboratore. In seguito con l’aiuto di Dio verso la fine degli anni ‘80 la comunità acquistò il sito dell’ex teatro 2000, andato distrutto in seguito ad un incendio, nei pressi di piazza Carlo III. Sul sito fu eretta la struttura attuale, con una sala ampia e diverse aule per la Scuola Domenicale. Il locale fu dedicato al Signore nel 1993 e nel quale oggi si raduna la comunità di Napoli per offrire il culto al Signore.