AMEDEO MATALUNI (1893 – 1980)

Amedeo Mataluni, figlio di agricoltori, nacque a Bonea (BN) nell’anno 1893 e morì a Firenze nel 1980, sposò Giuseppina Vernese nel 1922 ed ebbero due figli e cinque figlie.
Amedeo era una persona molta attiva. Per lavoro andò cinque volte negli Stati Uniti, portando operai dall’Italia per costruire i grattacieli di New York. Durante la sua ultima permanenza negli U.S.A., mentre rincasa con gli operai dal turno di lavoro, vide l’insegna di una Chiesa Evangelica.
Amedeo disse agli operai, se avessero voluto andare con lui per vedere di cosa si trattasse, ma nessun volle venire, così decise di andarci da solo. Nella chiesa c’era soltanto una donna, ma, dopo 10 – 15 minuti, entrarono nel locale un centinaio di persone e riempirono il locale. Amedeo chiese alla donna: “Posso rimanere insieme con voi?”. La donna acconsentì. Amedeo si fermò e il suo cuore fu toccato all’ascolto della Parola di Dio. Quella sera egli accettò Gesù come personale Salvatore e quella donna gli regalò una Bibbia. Amedeo decide così di tornare in Italia per portare la Parola nel proprio paese nativo ed ai propri cari e andò ad abitare a Rotondi in via Torricelli. Correva l’anno 1925. Amedeo Mataluni cominciò anch’Egli ad evangelizzare nella Valle Caudina e si convertirono diverse persone. I primi battesimi furono effettuati nel fiume Isclero, nella località via Varco.
La moglie Veronese Giuseppina era molto contrariata della conversione del proprio marito. Il fratello Amedeo, però, ogni volta che si recava in chiesa la invitava; lei si rifiutava.
Quando la sera si metteva a pregare, il fratello cercava Dio con tutto il cuore. La moglie ascoltava ciò che Amedeo diceva in preghiera ed esigeva dal marito di non nominarla più nelle sue preghiere. Una sera, seccata, mentre il fratello Amedeo stava in preghiera, ella gli scagliò contro uno zoccolo, ma non lo colpì. Sempre più arrabbiata andava a consultare i maghi, ai quali disse di volersi separare dal marito, perché quello era diventato cristiano evangelico. I maghi, dopo aver consultato le potenze diaboliche, risposero che questo Mataluni Amedeo era un figlio dell’Iddio vivente e nessun di loro poteva fare qualcosa per lei. Così ella se ne tornava a casa rattristata.
Una notte il fratello Amedeo si mise in ginocchio e pregò nuovamente per la moglie. Lei si era preparata una frusta accanto al letto per colpirlo, ma non poté muoversi e rimase anche muta. Accanto al letto lei vide tre persone vestite di bianco e si meravigliò sapendo che la porta della stanza era chiusa. Quelle tre persone si erano disposte chi a destra, chi a sinistra e chi a piedi del letto. Il fratello Amedeo continuava a pregare, mentre soltanto lei poteva vedere quei tre uomini! Ella non disse niente al marito dell’accaduto. Quando Amedeo invitò di nuovo la moglie in chiesa, lei rispose di andare avanti che sarebbe venuta più tardi; e così avvenne. Durante il culto, in testimonianza la moglie raccontò ciò che era successo e quella sera anche lei accettò Gesù come Salvatore personale. Due giorni dopo, mentre portava il pranzo agli operai, che stavano lavorando nei campi, fu battezzata di Spirito Santo. Era il 1928.
Le persecuzioni non mancarono e persino il prete locale venne direttamente alle finestre dell’abitazione di Amedeo per maledirlo e offenderlo. Il fratello Amedeo aveva l’abitudine di avvolgere la Bibbia in un sacchetto di plastica e nasconderla sottoterra o fra la paglia, per non farla cadere in mani sacrileghe, affinché non le fosse stata tolta o addirittura bruciata. Durante la persecuzione i fratelli si riunivano segretamente in case sparse o addirittura nelle stalle e nei pagliai, tanto era l’ardore di cercare il Signore. Pur di partecipare alle riunioni alcuni fratelli si sottoponevano a lunghi viaggi in calesse e in bicicletta e molti venivano a piedi dalla Valle Telesina e persino dalla Puglia. Non c’era un limite di tempo nelle riunioni, che potevano durare anche diverse ore, ma il desiderio di ascoltare la Parola di Dio era notevole e i fratelli amavano restare in comunione con Dio e tra di loro. Il Signore operava in mezzo a loro, battezzando di Spirito Santo.
A causa delle persecuzioni il fratello Amedeo fu costretto a vendere la casa di Rotondi in via Gramsci per problemi legati alle Autorità giudiziarie, dovendo affrontare diversi processi e pagare le parcelle agli avvocati. Negli ultimi anni del suo cammino terreno il fratello Amedeo andò a vivere a Firenze presso un figlio e fu promosso in gloria nel 1980.